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L’irreale, oggi comunemente identificato nella realtà virtuale, e anzi definito virtualità, da tempo ormai è stato relegato esclusivamente in un futuro spalancatoci da dispositivi tecnologici sempre più sofisticati ed evoluti. Abbiamo dimenticato quasi del tutto quella dimensione fluida che è invece parte intrinseca della virtualità e che nei testi della letteratura si realizza in intrecci e sovrapposizioni temporali razionalmente impensabili. Può infatti accadere che nel cuore della più frenetica modernità emergano le tracce di un tempo arcaico, quasi fermo all’inizio della storia umana, e che tale intreccio cronologico, tipico della realtà immaginaria, possa risultare deviante e avere esiti imprevedibili negli scenari sconosciuti dei mondi irreali, che non obbediscono alle regole oggettive del mondo naturale. Tuttavia, nella scrittura letteraria può anche accadere che la virtualità si riveli non come l’opposto della realtà bensì come uno dei suoi principi generatori, e che riesca anzi a rappresentare le zone più nascoste e proibite di ciò che siamo abituati a concepire e catalogare come appartenente alla categoria del reale.
Questo inestricabile intreccio tra virtualità immaginaria e concreto realismo è la chiave del raccontare di Enrico Guerra e di quel suo particolare stile istintivo e spontaneo, che pur sa toccare fuggevolmente vette di lirismo, di cui dà una prova nel breve saggio di prosa d’arte Sotto la pioggia. Nella raccolta La panchina postale e altri racconti Guerra infatti conferma e potenzia la duplicità della sua poetica composita di realismo e immaginazione, già individuabile nelle sue precedenti raccolte narrative e in particolare ne Le stagioni del nostro giardino segreto e in Sopra e sotto lu torrione. Emerge infatti dai suoi nuovi racconti l’urgenza di trasferire sulla pagina l’esperienza circoscritta del reale quotidiano e la memoria allargata del tempo trascorso, non limitandosi però alla mimesi ed approfondendo con gradualità l’indagine dell’interiorità, che amplia a dismisura il concetto di realtà oggettiva e le modalità della sua percezione.
Nel racconto eponimo della raccolta, La panchina postale, lo scrittore Guerra, tramite la voce di un narratore anonimo che parla in prima persona, si definisce ironicamente “da quell’incantato che sono dalle vite altrui (non ne parliamo poi se si rivestono di mistero)”, inducendoci a credere che per lui non esiste distacco tra vita e racconto. Eppure, anche quando il racconto si attiene a fatti realistici, la scelta di Guerra cade su casi strani, singolari, che attraggono l’attenzione dell’autore. E’ il caso de La panchina postale, delicata e misteriosa storia d’amore il cui finale rovescia la convinzione leopardiana secondo la quale “virtù non luce in disadorno ammanto”, ed è il caso del breve giallo umoristico Persiane rosse e mastelli bianchi.
Anche la storia dell’amatissimo cane dello scrittore, in Lupo se ne va, pur essendo un racconto autobiografico e pertanto realistico, fonde realtà e fantasia, perché chi rievoca la sua vita è l’animale stesso: le gioiose passeggiate in campagna con il padrone e la tenerezza dei suoi gesti quotidiani, le zuffe con i cani rivali e gli amori, la felicità pazza di tuffarsi nelle pozzanghere e l’ebbrezza provocata dall’aria sporgendosi fuori dal finestrino della macchina. Quando il lento e inesorabile declino fisico ormai lo immobilizza nella cuccia, Lupo non comprende bene quel che gli accade intorno e perché senta battere così forte il cuore del padrone che lo abbraccia. Il motivo lo scopriremo nel breve racconto successivo, Venerdì, dove è invece il personaggio del padrone a stendere la cronaca del pietoso abbattimento di Lupo e a confessare con pudore la sua dolorosa tristezza, che può essere capita e condivisa solo da quanti amano e sono amati dagli animali.

La panchina postale ed altri racconti di Enrico Maria Guerra [PDF]

SKU: 9791282537148
35,00 €Prezzo
IVA inclusa

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