Dialogo tra l’Autore e il Lettore.
L - Melassiane? E che significa? Si riferiscono a una località?
A - Non è una località. Cioè lo è ma non nel senso che potresti intendere
L - Vabbè, allora queste cronache che riferimento hanno, di che trattano?
A - Di cose che accadono, come in qualunque posto
L - Sì, certo ma riguardano cose le ti sono capitate e dove?
A -Sulla Collina di Melassa dove abito.
L – Collina di Melassa? Mai sentita
A – Potremmo continuare così all’infinito. È meglio chiarire.
L – Si, è meglio.
A - Tempo fa, inviai ad un mio caro amico una mail con alcuni miei scritti per averne un parere.
Persona pragmatica, concreta poco scevra alle melensaggini di cui il testo era pieno, lo ammetto, mi rispose: “So che abiti a Spoltore e proprio sul cucuzzolo del paese ma non sapevo che abitassi su di una Collina di Melassa. Melassa? Mi chiesi e cosa avrà voluto dire.? Consultai uno vocabolario. “Sottoprodotto della fabbricazione dello zucchero, costituito da sciroppo impuro che, malgrado l’elevato tenore di saccarosio, non può dar luogo a cristallizzazione; trova impiego spec. Come materia prima nella produzione dell’alcol, e nella fabbricazione del rum e dei mangimi per il bestiame”
E allora? Che avrà voluto intendere?
Poi vidi il significato figurato: “Simbolo di tutto ciò che è sdolcinato o inutilmente patetico” ·
Ah ecco. Avevo recepito il messaggio. Però il termine mi piacque. Trovai divertente abitare sulla Collina di Melassa sperando così che l’esistenza, da quel momento, potesse
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cambiare aspetto e perdere quel senso di amaro che invece aveva da sempre avuto.
Così, tutto ciò che atteneva al luogo dove abitavo divenne “melassi ano” come Melassiani chiamai i miei concittadini. Ora hai capito?
L – Sì. Ora posso leggere queste tue cronache?
A – E che aspetti!
… DI
Cronache melassiane di Enrico Maria Guerra
Enrico Maria Guerra (Pisa, 1941) è scrittore e poeta. Vive e risiede a Spoltore, in provincia di Pescara.
Sopravvissuto da bambino alla strage del Duomo di San Miniato del 22 luglio 1944, in cui perse il padre insieme ad altre 54 vittime civili, ha trasformato nel tempo l’esperienza del trauma, della memoria e dell’assenza in materia letteraria. Ex bibliotecario, osservatore attento dell’uomo e delle sue fragilità, ha attraversato la narrativa e la poesia come strumenti di testimonianza e di resistenza umana.
La sua produzione spazia dal racconto al romanzo, fino alla poesia. Tra le opere di narrativa si ricordano Diapositive ed altri racconti (1994), Le stagioni del nostro giardino segreto (1995), La bottega sistina (2010), Sopra e sotto lu turrione (2013), La panchina postale (2014), Cronache melassiane (2019), Le avventure di Cat Holmes (2021–2022) e Il paese delle cose perdute ed altri racconti (2023). In poesia ha pubblicato, tra le altre, Florilegio di un amore (2020) e Una vita in versi (2024).
In occasione del conferimento della cittadinanza onoraria alle vittime della strage di San Miniato, l’autore ha donato al Comune la propria opera La panchina postale, all’interno della quale un racconto rievoca l’esperienza vissuta all’età di tre anni, filtrata attraverso i ricordi di bambino che la memoria ha saputo conservare.
Florilegio di un amore si è classificato secondo ex aequo alla VI Edizione del Premio Letterario Internazionale “Ut Pictura Poesis – Città di Chieti 2024” (sezione poesia edita). Nel 2025 ha ricevuto la Segnalazione di Merito al Premio CivitaquanaPoesia per l’opera I miei temporali.
Nel 2023 ha donato al Museo della Lettera d’Amore di Torrevecchia Teatina un epistolario amoroso di rilevante valore letterario, partecipando alle Giornate Europee del Patrimonio. La sua attività è accompagnata da letture pubbliche e incontri culturali.
La scrittura di Enrico Maria Guerra è attraversata dai temi dell’amore perduto, della memoria e del tempo, con una lingua che unisce simbolismo, autobiografia e riflessione civile, nella convinzione che la parola resti l’ultimo linguaggio umano possibile sotto la moderna “Torre di Babele”.



































